Nessuno dice che il capello ha una carica elettrica di superficie, ed è negativa. Una fibra sana, in acqua, si comporta come un filo con il segno meno, e i sali dell'acqua dura, calcio e magnesio, hanno il segno più. Si attirano. Il calcare non si appoggia sui capelli come la polvere su un mobile: ci si lega, e per questo non va via con il risciacquo. Questo articolo spiega il meccanismo e lo mostra in cinque situazioni in cui lo hai già visto senza sapere che era lui.

L'acqua di casa, e i capelli che cambiano in vacanza

Te ne accorgi quando vai in un'altra città e con lo stesso shampoo i capelli vengono diversi: più morbidi, o più ruvidi. Torni a casa e tornano come prima. Oppure te ne accorgi dalla doccia: i vetri con le macchie bianche, il soffione con la crosta, e la stessa crosta, in scala minuscola, sui capelli.

Quanto sia dura l'acqua dipende dal terreno che attraversa: in molte città italiane supera i 30 gradi francesi, la scala in cui un grado corrisponde a dieci milligrammi di calcare per litro, e i gestori dell'acqua pubblicano il valore nelle analisi del proprio comune. Sopra i 25-30 gradi l'acqua si considera dura, e i capelli lo sentono.

Una fibra con il segno meno

La cuticola, lo strato di squame che riveste il capello, è fatta di cheratina, una proteina con molti gruppi acidi in superficie. In acqua questi gruppi perdono un protone e restano carichi negativamente. Il punto in cui il capello sarebbe neutro sta intorno a pH 3,7, secondo i dati raccolti nel trattato di Clarence Robbins sulla chimica e fisica del capello; l'acqua del rubinetto sta fra 7 e 8, e a quel pH la superficie del capello è tutta negativa. Più il capello è stato decolorato o trattato, più gruppi acidi ha scoperto, più carica ha.

L'acqua dura porta calcio e magnesio sotto forma di ioni con due cariche positive ciascuno. Quando l'acqua scorre sui capelli, gli ioni si attaccano ai punti negativi della cuticola e ci restano. Ogni lavaggio ne aggiunge uno strato. Con il tempo sulla superficie si forma una pellicola di sali minerali, invisibile a occhio, che cambia come il capello riflette la luce, come scorre sotto le dita e come assorbe i prodotti. Ecco i cinque posti dove la vedi.

Primo, dopo il risciacquo: i capelli, invece di scivolare, sembrano strizzati, con un attrito che si sente passando le dita. È la pellicola di sali che ha coperto le squame. Secondo, sul colore: la tinta sbiadisce prima, perché lo strato minerale opacizza la superficie e il calcio si lega ai pigmenti, e nelle persone bionde o decolorate compare un riflesso giallo o verdastro dovuto ai metalli disciolti nell'acqua. Terzo, sulla schiuma: il tensioattivo dello shampoo, la molecola che lava, si lega al calcio prima ancora di toccare lo sporco, e quella parte è persa; serve più shampoo per la stessa schiuma. Quarto, sui capelli che restano ruvidi anche dopo il balsamo: il balsamo ha carica positiva e dovrebbe attaccarsi alla superficie negativa, ma i punti negativi sono già occupati dal calcio, e il balsamo scivola via. Quinto, sulla piega che non tiene: il capello coperto di sali è più rigido e meno elastico, non segue la spazzola e torna alla sua forma in poche ore.

Sciogliere il legame, non strofinare

Il gesto che cambia di più è un risciacquo acido ogni due o tre settimane: un cucchiaio di aceto in mezzo litro d'acqua, versato sulle lunghezze dopo lo shampoo e risciacquato. L'acido riporta il pH vicino al punto neutro del capello, la carica negativa cala, gli ioni di calcio si staccano e vanno via con l'acqua. Non serve farlo ogni volta: troppo acido secca.

Il secondo gesto è uno shampoo chelante ogni tanto, cioè uno shampoo con molecole che catturano il calcio e lo portano via, di solito indicato per capelli con residui. Il terzo, per chi ha l'acqua molto dura, è un filtro sul soffione della doccia, che trattiene parte dei sali: non addolcisce del tutto, ma riduce lo strato che si forma a ogni lavaggio.

Quello che non serve è raddoppiare il balsamo: non ha dove attaccarsi finché il calcio è lì. Non serve strofinare più forte, perché il legame è chimico e l'attrito solleva le squame senza staccare i sali. E non serve l'acqua bollente, che non scioglie il calcare sul capello più di quanto lo sciolga sul soffione.

L'acqua in bottiglia e il calcare che fa cadere i capelli

Si legge spesso che basta un ultimo risciacquo con acqua in bottiglia. Un litro di acqua minerale può essere duro quanto quello del rubinetto, e l'etichetta lo dice, alla voce residuo fisso: sotto i 50 milligrammi per litro è leggera, sopra i 500 è più dura di molte acque di casa.

Si legge che il calcare fa cadere i capelli. Lo studio più citato, pubblicato sul Journal of Cosmetic Science nel 2011, non ha trovato differenze di resistenza fra capelli lavati con acqua dura e con acqua distillata: il calcare cambia superficie e aspetto, non la fibra sotto.

Si legge che il calcare ostruisce il follicolo. Il calcare sta sulla fibra, fuori dalla pelle, e non entra nella tasca in cui il capello nasce.

Il segno meno, e l'aceto una volta ogni tre settimane

La cosa da portare via è un gesto e una frequenza: un risciacquo acido ogni due o tre settimane, sulle lunghezze, se l'acqua di casa è dura. Basta a tenere la pellicola sotto la soglia in cui si sente.

La credenza grossa è che il calcare renda i capelli fragili. Viene dal fatto che i capelli coperti di sali sono ruvidi, e il ruvido al tatto sembra danneggiato. Sotto la pellicola la fibra è la stessa di prima: il calcare è un cappotto, non una ferita, e un cappotto si toglie.