Nessuno dice che sulla temperatura del cuoio capelluto sotto le cuffie non esiste una misura pubblicata. Ci sono studi sulla temperatura dentro l'orecchio con gli auricolari e sul calore sotto i caschi, ma per la fascia di pelle che sta sotto un archetto e due padiglioni chiusi il numero non c'è, e chi lo dà lo sta stimando. Quello che si può dire è che cosa succede a una zona di pelle coperta da materiale che non lascia passare l'aria, perché questo è noto. Questo articolo spiega che cosa cambia sulla testa sotto le cuffie, in quanto tempo si nota sui capelli, e perché il risultato è diverso fra chi ha i capelli grassi e chi li ha secchi.
La striscia piatta e il calore alla fine della giornata
Te ne accorgi la sera, quando togli le cuffie dopo ore di lavoro o di gioco: la pelle sotto i padiglioni è calda e un po' umida, e sulla testa c'è una striscia di capelli piatti dove passava l'archetto, con ai lati due zone schiacciate e lucide. Se sono lunghi, sotto i padiglioni si sono arricciati in modo diverso dal resto.
Un dato su quante persone portano le cuffie per più di quattro ore al giorno non esiste in forma affidabile per l'Italia, ma chi lavora al computer con le chiamate, chi gioca e chi studia con la musica rientra quasi sempre in quel tempo, e riconosce la striscia.
Una zona di pelle che non respira per ore
La pelle della testa regola la propria temperatura in due modi: fa evaporare il sudore e lascia che l'aria porti via il calore. Le cuffie chiuse fermano tutti e due. I padiglioni con il cuscinetto premono sulla pelle attorno all'orecchio e sulle tempie; l'archetto preme sulla sommità. In queste tre zone l'aria non circola più e il sudore non evapora: resta sulla pelle e si scalda.
La temperatura di quella pelle sale verso la temperatura interna del corpo, che è più alta di quella della superficie della testa in una stanza normale. Di quanto, non è misurato. Ma si sa che cosa fa il calore alle ghiandole sebacee, le piccole ghiandole alla base di ogni capello che producono il sebo, il grasso che protegge la pelle: con il caldo il sebo diventa più fluido e si spande più in fretta lungo il capello. E si sa che cosa fa l'umidità intrappolata: ammorbidisce lo strato più esterno della pelle e trattiene il sebo e il sudore in uno strato sottile sulla superficie.
Sui capelli succedono due cose insieme. La prima è meccanica: la pressione dell'archetto e dei cuscinetti schiaccia le radici e le tiene ferme, e i capelli, che erano stati asciugati in una posizione, dopo un'ora o due di calore umido si riassestano in quella nuova, perché il calore e l'umidità sciolgono i legami deboli che tenevano la piega. La seconda è chimica: il sebo fluido e il sudore si depositano sui capelli schiacciati e li fanno aderire fra loro, e la luce riflessa da una superficie piatta e unta li fa sembrare lucidi e sporchi.
In quanto tempo si nota dipende dal punto di partenza. Su capelli fini e cuoio capelluto che produce molto sebo, la striscia si vede dopo due o tre ore. Su capelli spessi e cute secca serve una giornata intera, e il segno è più la forma che la lucidità. In nessuno dei due casi il calore sotto le cuffie danneggia il capello: la temperatura resta quella del corpo, molto lontana da quella di un phon.
Spostare l'archetto, non lavare di più
Il gesto che cambia di più è togliere le cuffie per dieci minuti ogni ora o due. In quel tempo il sudore evapora, la pelle si raffredda e i capelli tornano ad avere aria attorno. È l'unica cosa che agisce sulla causa.
Il secondo gesto è spostare l'archetto: portarlo indietro, verso la nuca, per una parte della giornata, o usare cuffie con un archetto largo, che distribuisce la pressione e non lascia una striscia unica.
Il terzo è pulire i cuscinetti ogni settimana con un panno appena umido: il sebo si accumula sul materiale e torna sulla pelle il giorno dopo.
Quello che non serve è lavare i capelli tutti i giorni per togliere la striscia. Un lavaggio in più sgrassa il cuoio capelluto, la pelle risponde producendo sebo più in fretta, e con le cuffie addosso il ciclo si accorcia. Non serve nemmeno lo shampoo secco ogni sera nella zona schiacciata: assorbe il grasso, ma la polvere resta sotto l'archetto, si impasta con il sudore e la mattina dopo la striscia è più opaca di prima.
Le cuffie che fanno cadere i capelli e il cuoio capelluto che soffoca
Si legge spesso che le cuffie fanno cadere i capelli. Non c'è uno studio che lo mostri, e il meccanismo non regge: la pressione di un archetto è distribuita su una fascia larga e non tira sul capello come un elastico stretto o una treccia tirata per mesi. Chi nota capelli sull'archetto sta vedendo i capelli che cadono comunque ogni giorno, raccolti in un punto solo.
Si legge che il cuoio capelluto sotto le cuffie soffoca. La pelle non respira con l'aria: l'ossigeno le arriva dal sangue. Quello che manca sotto le cuffie non è ossigeno, è evaporazione.
Si legge che le cuffie ungono i capelli. Le cuffie non producono niente: cambiano le condizioni in cui il sebo che c'è già si sparge.
Dieci minuti ogni ora
La cosa da portare via è un tempo: dieci minuti senza cuffie ogni ora o due. Vale più di qualunque prodotto, perché è l'unica cosa che riporta aria sulla pelle.
La credenza grossa, quella del calore che rovina i capelli, viene dal confondere il calore del corpo con quello degli strumenti: sotto le cuffie la pelle arriva al massimo alla temperatura interna, e un capello si altera solo a temperature molto più alte. Le cuffie non cuociono niente. Schiacciano, scaldano un poco e chiudono: tre cose che passano tutte togliendole.