C'è una convinzione che si ripete ogni settembre e che sembra ovvia: si torna al lavoro, si riprendono i ritmi, arriva lo stress, cadono i capelli. Il collegamento è così immediato che quasi nessuno lo mette in discussione.
Il problema è che i tempi non tornano.
Il ritardo di tre mesi
Ogni capello attraversa tre fasi: anagen, la crescita, che dura anni; catagen, una breve transizione; telogen, il riposo, al termine del quale il capello cade e il follicolo ricomincia.
Il punto è che tra l'ingresso in telogen e la caduta effettiva passano circa cento giorni. Un follicolo che smette di produrre a luglio non libera il capello subito: lo trattiene ancora per tre mesi, poi lo lascia andare.
In estate il numero di follicoli che entra in questa fase aumenta. Contribuiscono i raggi ultravioletti, il caldo intenso e lievi variazioni ormonali legate alla stagione. Il sole forte di giugno e luglio mette in pausa una quota di follicoli, ma i capelli corrispondenti cadranno solo a settembre e ottobre.
Ecco perché la coincidenza con il rientro è ingannevole: non è il rientro a causare la caduta, è che la caduta arriva puntualmente in quel momento per ragioni maturate mesi prima.
Perché la spiegazione sbagliata è così convincente
Il rientro porta con sé tutto ciò che serve a costruire un nesso credibile. Cambiano i ritmi, torna la fatica, e si comincia a guardarsi con più attenzione dopo settimane in cui ci si è visti abbronzati e rilassati.
C'è anche un fattore pratico: in vacanza i capelli cadono comunque, ma finiscono sull'asciugamano, in acqua, sulla sabbia. A casa finiscono nella doccia e sulla spazzola, dove si vedono tutti insieme.
Questo non significa che lo stress non conti nulla: uno stress intenso può innescare una caduta, ma anche in quel caso con lo stesso ritardo di alcuni mesi. Se una persona sta perdendo capelli oggi per motivi di stress, l'origine va cercata in primavera, non nella settimana scorsa.
Che cosa cambia saperlo
Cambia soprattutto una cosa: le aspettative sui rimedi. Chi inizia un trattamento a settembre e vede i capelli continuare a cadere per settimane pensa che non funzioni. In realtà sta assistendo alla caduta di capelli entrati in riposo mesi prima, su cui nessun prodotto può più intervenire.
Quello che si fa adesso agisce sui follicoli attivi, cioè su quello che si vedrà tra qualche mese. È una logica di semina, non di riparazione immediata.
E cambia il livello di allarme: una caduta stagionale è autolimitante, si esaurisce da sola nel giro di qualche settimana e i capelli ricrescono. Diventa un segnale diverso se la perdita intensa prosegue oltre le quattro o sei settimane, se si comincia a intravedere la cute tra i capelli, o se compaiono chiazze, prurito o bruciore. In quei casi serve una visita dermatologica, non un integratore.
Per il resto, quello che vedete sulla spazzola in questi giorni è un conto aperto a luglio. Non c'era modo di evitarlo a settembre.
