C'è una cifra che tutti conoscono e che diventa un metro di giudizio: cento capelli al giorno. Chi ne trova meno sta tranquillo, chi ne trova di più comincia a contare.

Quel numero è corretto, ma incompleto, e usato da solo produce più ansia che informazione.

I numeri, per intero

In condizioni normali si perdono circa cinquanta-cento capelli al giorno. È il ricambio fisiologico: mentre alcuni cadono, altri stanno crescendo, e il totale della chioma resta stabile.

Nei periodi di caduta stagionale però la cifra sale, e sale parecchio: può arrivare fino a cento-trecento capelli al giorno per uno o due mesi, senza che questo significhi calvizie in arrivo. I capelli ricrescono; è il ricambio a essere più evidente, non la chioma a impoverirsi.

Va aggiunto che sono ordini di grandezza, non misure esatte: variano da persona a persona e dipendono anche dalla densità di partenza. Chi ha centocinquantamila capelli e chi ne ha ottantamila non perdono le stesse quantità.

Perché il conteggio inganna

Ci sono tre ragioni per cui contare i capelli persi porta quasi sempre a conclusioni sbagliate.

La prima è che non si vedono tutti. Molti restano intrappolati nei vestiti o vengono eliminati durante la giornata pettinandosi, senza che ce se ne accorga. Quelli che si contano sono solo quelli raccolti nella doccia e sulla spazzola.

La seconda è la frequenza dei lavaggi. Chi lava i capelli ogni tre giorni ne troverà molti di più di chi li lava quotidianamente, semplicemente perché si accumulano. Non sta perdendo di più: sta raccogliendo tre giorni in una volta.

La terza è la lunghezza. Cento capelli lunghi fanno un mucchio impressionante; cento capelli corti quasi non si notano. È lo stesso numero.

Perché in questi mesi succede

Perdere più capelli tra luglio e settembre è la regola, non l'eccezione: la caduta stagionale aumenta in estate e in autunno, quando una quota maggiore di follicoli entra nella fase di riposo.

Il meccanismo ha un ritardo che spiega molte cose. Tra l'ingresso in riposo e la caduta effettiva passano circa cento giorni, per cui i capelli che si perdono adesso appartengono a follicoli che hanno smesso di produrre a inizio estate.

Il fastidio è che questa muta arriva mentre si è ancora in costume, con l'asciugamano pieno di capelli e il filtro della doccia da svuotare a ogni shampoo.

Che cosa guardare invece del numero

Poiché il conteggio è inaffidabile, conviene sostituirlo con osservazioni più stabili.

La prima riguarda la coda: se si raccolgono i capelli, il giro di elastico è lo stesso di sei mesi fa oppure ne serve uno in più.

La seconda riguarda la riga: la sua larghezza è invariata oppure si è allargata in modo visibile.

La terza riguarda la durata: la caduta ha un andamento, cresce e poi cala, oppure prosegue costante da oltre un mese.

Sono indicatori più lenti ma molto più informativi di un conteggio quotidiano.

Quando il numero smette di contare

Ci sono situazioni in cui la quantità diventa irrilevante e conta altro. Se la perdita intensa prosegue oltre le quattro o sei settimane, se si intravede chiaramente la cute tra i capelli, se compaiono chiazze, prurito forte, bruciore o croste, il passo giusto è una visita dermatologica.

In quei casi non serve sapere quanti capelli si perdono al giorno: serve capire perché, e quello richiede qualcuno che guardi.

Per tutto il resto, un asciugamano pieno a fine agosto è quasi sempre esattamente ciò che sembra: la fine di un ciclo cominciato mesi prima.