C'è un gesto che attraversa le generazioni quasi immutato: aprire il rossetto, guardarsi allo specchio, passarlo sulle labbra in due movimenti decisi. Le nostre nonne lo facevano prima di uscire per la messa della domenica, le nostre madri prima di un colloquio di lavoro, e lo facciamo noi oggi in ascensore, con lo schermo del telefono come specchio. Eppure davanti allo scaffale di una profumeria molte donne restano perplesse. Le tonalità sono centinaia, i nomi evocativi non aiutano, e capita di comprare un colore bellissimo nel tubetto che, una volta sulle labbra, spegne il viso invece di accenderlo.
Scegliere il rossetto giusto non è una questione di moda, ma di armonia: con la pelle, con i denti, con la forma delle labbra e con il tempo che passa.
Il sottotono della pelle, il primo criterio
Il colore della pelle non si riduce a chiaro o scuro. Sotto la superficie c'è una sfumatura di fondo, il sottotono, che può essere caldo, freddo o neutro. Le pelli dal sottotono caldo hanno riflessi dorati o color pesca; quelle dal sottotono freddo tendono al rosato o all'azzurrino; quelle neutre stanno a metà strada. Un metodo empirico molto usato è osservare le vene sull'interno del polso alla luce del giorno: se appaiono verdastre il sottotono è probabilmente caldo, se appaiono bluastre o violacee è freddo, se è difficile decidere è neutro.
Su questa base la scelta diventa più semplice. Le pelli calde si illuminano con i rossi aranciati, il corallo, il mattone, i nudi color caramello. Le pelli fredde stanno meglio con i rossi tendenti al blu, il ciliegia, il lampone, i rosa freddi e i prugna. Chi ha un sottotono neutro ha il privilegio di poter osare quasi tutto, purché eviti gli estremi.
Anche la profondità del colore va considerata. Sulle carnagioni molto chiare i rossi intensi e i bordeaux creano un contrasto forte, che può essere elegante ma va dosato; sulle carnagioni olivastre e scure gli stessi colori appaiono più naturali, mentre i rosa molto pallidi rischiano di sembrare grigi. Provare il rossetto sul polpastrello e appoggiarlo vicino alle labbra dà un'idea più fedele di quella che offre il dorso della mano.
Denti, occhi e capelli: i dettagli che cambiano tutto
Il rossetto non vive da solo sul viso. Il primo elemento con cui dialoga è il sorriso. I rossi e i rosa con una base fredda, leggermente bluastra, fanno apparire i denti più bianchi per contrasto; le tonalità aranciate o molto calde, al contrario, possono mettere in risalto una dentatura tendente al giallo. Anche gli occhi e i capelli contano: un viso incorniciato da capelli scuri e occhi intensi regge facilmente un rossetto deciso, mentre su lineamenti molto chiari e delicati un colore troppo forte rischia di diventare l'unica cosa che si vede.
Conviene ricordare anche il principio dell'equilibrio. Se il trucco degli occhi è marcato, le labbra possono restare discrete; se si sceglie un rosso pieno, gli occhi chiedono soltanto un velo di mascara e una linea leggera.
Che cosa c'è dentro un rossetto e come cambia con gli anni
Un rossetto è fatto essenzialmente di tre componenti: le cere, come la cera d'api, la candelilla o la carnauba, che danno struttura alla stecca; gli oli e i burri, che lo rendono scorrevole e morbido sulle labbra; i pigmenti, fra cui gli ossidi di ferro e il biossido di titanio, che determinano il colore e la coprenza. Dal rapporto fra queste parti dipende la consistenza: le formule opache contengono più polveri e meno oli, quelle cremose e satinate più sostanze emollienti.
Questa differenza diventa importante con l'età. Con gli anni le labbra perdono volume, il contorno si fa meno netto e intorno alla bocca compaiono sottili linee verticali in cui il colore tende a infiltrarsi. Le formule molto opache e secche accentuano le pieghe e fanno sembrare le labbra più sottili; quelle cremose o satinate, che riflettono un po' di luce, le rendono più piene. Le tinte molto scure, poi, tendono a rimpicciolire la bocca. Un aiuto prezioso è la matita dello stesso colore delle labbra o del rossetto, da passare lungo il contorno prima del colore: crea un piccolo argine che impedisce al rossetto di sbavare. Un balsamo steso qualche minuto prima, e poi asciugato, prepara la superficie.
Il rosso non ha età: una credenza da sfatare
Si sente ripetere che dopo una certa età il rossetto rosso sia fuori luogo, quasi un'imprudenza. È una convinzione senza fondamento. Il rosso è il colore che più di ogni altro dà luce al viso, e su una pelle matura può restituire vitalità a un incarnato spento. Ciò che cambia non è il diritto di portarlo, ma il modo: un rosso un po' meno saturo, una consistenza morbida, un contorno ben definito e un'applicazione precisa, magari con un pennellino, fanno la differenza tra un effetto teatrale e uno elegante.
Un piccolo accorgimento aiuta a farlo durare: dopo la prima passata si tampona il rossetto con un velo di carta, si applica una seconda mano e si rifinisce il contorno. Il colore si fissa meglio e resiste più a lungo ai bicchieri e alle tazzine.
Lo stesso vale per i colori naturali. Un nudo troppo chiaro, simile al colore della pelle, sulle labbra mature tende a far sparire la bocca e a spegnere il viso. Meglio un tono appena più intenso del colore naturale delle labbra, rosato o pesca a seconda del sottotono: illumina senza farsi notare.
Alla fine, il rossetto giusto è quello che ci fa riconoscere allo specchio in una versione più luminosa di noi stesse. Conoscere il proprio sottotono, scegliere consistenze adatte alla propria età e curare il contorno sono le poche regole che contano. Il resto è gusto, e anche il desiderio di cambiare ogni tanto colore. Provare le tonalità sulle labbra e non sul dorso della mano, alla luce del giorno, resta il consiglio più semplice e più vero: è lì che si capisce se un colore ci appartiene.
