Tra la fine dell'estate e l'autunno la perdita di capelli aumenta in modo prevedibile. È un fenomeno documentato, comune, e nella grande maggioranza dei casi transitorio.

Il problema è che la stessa persona che perde capelli per ragioni stagionali e quella che ne perde per altre cause vedono, all'inizio, la stessa scena: più capelli sulla spazzola e nella doccia. Distinguere serve, e si può fare guardando alcune caratteristiche precise.

I tre segni di una caduta fisiologica

Il primo è che è diffusa. Interessa tutto il cuoio capelluto in modo omogeneo, senza concentrarsi in una zona. Chi la vive nota una chioma complessivamente meno folta, non un punto che si svuota.

Il secondo riguarda il singolo capello: i capelli che cadono in questa fase portano all'estremità un piccolo bulbo biancastro. È il segno che hanno completato il proprio ciclo e sono usciti dal follicolo in modo ordinato, non che si sono spezzati.

Il terzo è che si autolimita. Ha un inizio, un picco e una fine, generalmente nell'arco di alcune settimane. Una volta cessato lo stimolo che l'ha provocata i follicoli rientrano nella fase di crescita e la densità si recupera nel giro di alcuni mesi.

Quando queste tre condizioni ci sono tutte insieme, si è di fronte al fenomeno stagionale.

I segnali che cambiano il quadro

Ci sono invece situazioni in cui conviene prenotare una visita dermatologica senza aspettare che passi da sé.

Nessuno di questi segnali indica automaticamente qualcosa di grave. Indicano che la spiegazione stagionale non basta e che serve qualcuno che guardi.

Perché le donne la percepiscono di più

C'è una differenza che vale la pena conoscere, perché evita confronti inutili.

Il cuoio capelluto femminile è particolarmente sensibile alle variazioni ormonali e allo stress ossidativo. E c'è un fattore puramente ottico: la maggiore lunghezza dei fusti amplifica la percezione del volume perso. Cento capelli lunghi sul pavimento fanno molta più impressione di cento capelli corti.

Si aggiunge un elemento stagionale: decolorazioni e colorazioni, più frequenti nei mesi caldi, indeboliscono la struttura del capello e possono contribuire al quadro.

Un errore da evitare nel conteggio

Molte persone cercano di contare i capelli persi. È un esercizio che genera più ansia che informazione, per due ragioni.

La prima è che non si vedono tutti: molti restano nei vestiti o si staccano durante la giornata senza che ce ne si accorga. Quelli che si contano sono solo quelli raccolti nella doccia e sulla spazzola.

La seconda è che il numero varia moltissimo a seconda della frequenza dei lavaggi: chi lava i capelli ogni tre giorni ne troverà tre volte tanti di chi li lava ogni giorno, senza che stia perdendo di più.

Più utile del conteggio è l'osservazione nel tempo: com'è la situazione oggi rispetto a un mese fa, la riga si è allargata, la coda è più sottile.

Che cosa fare nell'attesa

Se il quadro corrisponde a quello stagionale, la cosa più sensata è ridurre lo stress meccanico sui capelli che restano: acconciature morbide, attenzione quando sono bagnati, pochi passaggi con strumenti caldi.

Non perché questo fermi la caduta, che avviene sotto la pelle e non risponde a quello che si fa sopra, ma perché evita di aggiungere rottura a una fase in cui la chioma è già percepita come più rada.

E se anche solo uno dei segnali elencati sopra è presente, il passo giusto non è cercare un rimedio ma prendere un appuntamento. Le cause possibili sono molte e alcune si risolvono facilmente quando vengono identificate.