C'è stato un tempo in cui non si andava dal barbiere quando serviva, ma quando lo diceva il cielo. Nelle campagne italiane il calendario lunare regolava la semina, la potatura, l'imbottigliamento del vino, la macellazione, e insieme a queste cose anche il taglio dei capelli. Le regole erano note a tutti, si tramandavano oralmente da madre a figlia, e ancora oggi c'è chi le segue senza saper dire esattamente perché.
Che cosa prescrive la tradizione per la luna calante
La luna calante è la fase che va dalla luna piena alla luna nuova: la parte illuminata si riduce notte dopo notte, e nella lettura popolare tutto ciò che accade in quel periodo tende a trattenersi, consolidarsi, rallentare.
Applicata ai capelli, la regola era questa: chi tagliava in luna calante otteneva un taglio che restava in forma più a lungo, perché la ricrescita sarebbe stata più lenta. Era la fase indicata per chi era soddisfatto della propria lunghezza e non voleva ritrovarsi a rimettere mano alle forbici dopo poche settimane.
La stessa fase veniva raccomandata per la spuntatura delle punte rovinate. L'idea era che, rallentando la spinta di crescita, il capello concentrasse le proprie energie sul consolidamento invece che sull'allungamento, e che le punte tagliate in quel momento si aprissero meno facilmente.
Anche il momento preciso contava: le indicazioni più dettagliate suggerivano gli ultimi giorni della fase calante, quelli più vicini alla luna nuova, considerati i più efficaci per rallentare.
E per la luna crescente
Il quadro si capisce solo guardando l'altra metà della regola. La luna crescente, dalla luna nuova alla piena, era la fase dell'espansione: si tagliava allora quando si voleva che i capelli ricrescessero più in fretta, più folti e più forti.
Era la fase consigliata a chi stava facendo crescere i capelli dopo un taglio corto, o a chi li aveva radi e sperava di infoltirli. Alcune varianti indicavano la luna piena come momento migliore in assoluto, quando la spinta di crescita sarebbe stata al massimo.
La luna nuova, invece, era da evitare del tutto: si riteneva che in quei giorni i capelli fossero più fragili e si spezzassero con facilità.
Non solo il taglio
La tradizione non si fermava alle forbici. In molte zone si sosteneva che anche la colorazione rendesse diversamente a seconda della fase: in prossimità della luna piena il colore avrebbe attecchito meglio e sarebbe durato più a lungo.
C'era poi una raccomandazione sui trattamenti rinforzanti, impacchi di erbe e oli, da fare preferibilmente in fase crescente, quando il capello sarebbe stato più ricettivo. E chi voleva sfoltire una chioma troppo abbondante sceglieva la calante, per lo stesso principio che la governa.
Sono varianti che cambiavano da regione a regione, ma il criterio di fondo resta sempre lo stesso in tutte le versioni raccolte.
Da dove nasce questo modo di ragionare
La credenza non riguarda i capelli in particolare: appartiene a un sistema di pensiero molto più ampio, quello che gli studiosi chiamano magia simpatica. Il principio è la similitudine: ciò che si assomiglia si influenza. Se la luna cresce, cresce tutto ciò che è vivo; se cala, tutto rallenta.
È lo stesso ragionamento che regolava la semina e la potatura, e non è un caso che le regole sui capelli siano nate nel mondo contadino, dove il calendario lunare era lo strumento con cui si organizzava l'intero anno di lavoro. I capelli, che crescono come cresce una pianta, sono stati inseriti in quello schema in modo
