Succede spesso a fine vacanza: si torna e si vuole rimettere in ordine il colore prima di rientrare al lavoro. La domanda che si pone quasi nessuno è se i capelli siano nelle condizioni giuste per riceverlo.
Che cosa resta davvero sui capelli
Il primo equivoco riguarda la salsedine. Non è semplicemente acqua salata che evapora: quando l'acqua di mare asciuga, il sale cristallizza sulla superficie del capello e in parte dentro la cuticola sollevata.
Un risciacquo veloce ne toglie una parte, non tutto. È il motivo per cui i capelli restano ruvidi al tatto anche dopo la doccia in spiaggia, e per cui una settimana dopo il rientro si trovano ancora granelli sul cuscino.
Insieme al sale restano altri residui: creme solari, sabbia finissima, e nelle zone dove si alterna con la piscina anche cloro e minerali.
Perché questo cambia il colore
Una tinta deve attraversare la cuticola e depositarsi nella parte interna del capello. Perché il risultato sia uniforme, quella superficie deve essere pulita e in condizioni omogenee su tutta la lunghezza.
Con residui addosso succedono due cose. La prima è che il colore si deposita in modo irregolare: dove c'è più residuo penetra meno, dove la cuticola è più aperta penetra troppo. Il risultato può sembrare perfetto il primo giorno e diventare disomogeneo dopo qualche lavaggio.
La seconda riguarda i minerali, in particolare quelli assorbiti in piscina o da acque dure. Possono reagire con i componenti della colorazione e produrre viraggi imprevisti, tipicamente verso toni spenti o verdastri sulle basi chiare.
Che cosa fare prima
La risposta pratica non è aspettare settimane, ma preparare la fibra.
Serve un lavaggio profondo, una volta sola, con uno shampoo capace di rimuovere accumuli minerali. Non è lo shampoo di tutti i giorni: quello delicato pulisce bene il sebo ma lascia sulla fibra proprio i residui che qui danno problema.
Dopo il lavaggio, un condizionante sulle lunghezze e almeno un paio di giorni prima del colore. Non serve di più: quello che conta è che il capello sia pulito e riequilibrato, non che passi tempo.
Il caso in cui conviene davvero aspettare
C'è però una situazione diversa, e riguarda lo stato della fibra più che i residui.
Su capelli molto danneggiati dall'estate — punte aperte, superficie porosa, lunghezze che si spezzano tirandole appena — il colore non tiene comunque, per quanto si lavi. Una fibra compromessa assorbe in modo irregolare e rilascia il pigmento in fretta.
In quel caso il tempo serve, ma non è tempo di attesa: sono due o tre settimane di trattamenti sulle lunghezze prima di colorare. È la sequenza che dà il risultato migliore e più duraturo.
Che cosa dire in salone
Vale la pena essere espliciti su tre cose, perché cambiano le scelte tecniche.
Da quanti giorni si è tornati dal mare. Se si è alternato mare e piscina. E se prima delle vacanze c'erano già schiariture o decolorazioni, perché quelle zone reagiscono diversamente dal resto.
Un colorista informato può decidere di anticipare un trattamento di riequilibrio o di scegliere una formulazione diversa. Uno che non lo sa lavora su un capello che si comporterà in modo imprevisto.
