Chiunque abbia i capelli ha posto almeno una volta questa domanda mentre teneva in mano il phon o la piastra: quale dei due strumenti danneggia veramente di più. La risposta è affascinante perché mette in luce come il calore, pur essendo il nemico comune, agisca in modo profondamente diverso a seconda dello strumento e di come lo utilizziamo. Non esiste un colpevole assoluto. Esiste piuttosto un modo giusto e un modo sbagliato di usarli entrambi.
Come il calore danneggia la struttura del capello
Il capello è formato da tre strati concentrici: la cuticola esterna, la corteccia che contiene le proteine e il midollo centrale. Quando il calore supera i 60 gradi Celsius, le proteine della corteccia cominciano a denaturarsi, ovvero a perdere la loro struttura originale. Questo processo è irreversibile. L'acqua che normalmente tiene il capello idratato ed elastico inizia a evaporare, lasciando la fibra più fragile e porosa. La cuticola esterna, che dovrebbe essere compatta e lucida, si solleva e si danneggia, causando quella secchezza e quella opacità che spesso notiamo nei capelli maltrattati dal calore.
Il phon: il danno è più superficiale ma diffuso
Il phon asciuga i capelli soffiando aria calda, ma non focalizza il calore in un'area specifica come fa la piastra. L'aria, anche quando raggiunge temperature elevate (spesso tra i 40 e gli 80 gradi Celsius), tende a distribuirsi su tutta la lunghezza e a evaporare l'acqua velocemente. Il danno del phon è prevalentemente superficiale: colpisce soprattutto la cuticola, che si solleva e si sgranfia. I capelli, se asciugati male, diventano crespi, fragili e perdono lo strato protettivo che dona lucentezza. Tuttavia, il phon ha il vantaggio di asciugare i capelli quasi sempre a temperature che non raggiungono il punto critico di denaturazione proteica se usato correttamente e a distanza adeguata.
La piastra: il danno è concentrato e profondo
La piastra per capelli lavora diversamente. Agisce per conduzione termica: il capello viene stretto tra due piastre riscaldate a temperature spesso molto elevate, dai 120 ai 200 gradi Celsius. Il contatto diretto e prolungato concentra il calore in un'area ristretta e lo trasferisce in profondità alla corteccia. Questo significa che il capello non subisce solo un danno superficiale alla cuticola, ma anche una disidratazione e una denaturazione proteica nei strati più interni. Se la piastra passa più volte sulla stessa sezione di capello, il danno si accumula e diventa visibile come fragilità, sfibramento e rottura. Tuttavia, è importante precisare che la piastra agisce su aree limitate e specifiche: il danno è più concentrato ma, se usata sporadicamente e alle giuste temperature, può essere contenuto.
La struttura microscopica della fibra capillare
Capire davvero quale strumento danneggia di più richiede di conoscere come è fatto il capello. La cuticola è composta da cellule cheratiniche che si sovrappongono come le tegole di un tetto. Quando questa struttura è intatta, la luce si riflette in modo ordinato e il capello appare lucido. La corteccia sottostante contiene le proteine fibrillari, principalmente cheratina, che danno resistenza e elasticità. Quando il calore denatura queste proteine, il capello perde elasticità e diventa più soggetto a spezzarsi. La desquamazione della cuticola, causata sia dal phon che dalla piastra, espone la corteccia sottostante all'inquinamento e all'umidità, accelerando ulteriormente il deterioramento. Entrambi gli strumenti attaccano questa struttura, ma il phon lo fa distribuitamente su tutta la superficie, mentre la piastra lo fa intensamente in zone localizzate.
Il mito della piastra più pericolosa della realtà
Molti credono che la piastra rovini sempre e comunque di più, ma questa convinzione non tiene conto di come usiamo davvero questi strumenti. Un phon usato ogni giorno a temperature troppo elevate, senza protezione termica e senza distanza dal cuoio capelluto, causa un danno cumulativo enorme. La piastra usata una volta alla settimana, invece, anche a temperature superiori, può incidere meno sul danno complessivo del capello. Il danno non dipende solo dallo strumento, ma dalla frequenza d'uso, dalla temperatura, dalla durata dell'esposizione e soprattutto dal tipo di capello. I capelli sottili e porosi soffrono più facilmente; i capelli spessi e sani resistono meglio. Nessuno dei due strumenti è intrinsecamente peggiore dell'altro se usato consapevolmente.
La chiave per proteggere i capelli dal danno termico è semplice: usare sempre un prodotto protettivo prima dell'applicazione del calore, mantenere una distanza di almeno quindici centimetri dal cuoio capelluto con il phon, evitare temperature eccessive sulla piastra, asciugare i capelli il più possibile all'aria aperta e limitare l'uso di entrambi gli strumenti a quando è davvero necessario. Un capello sano non è il risultato di sceglierne uno e demonizzare l'altro, ma di usarli entrambi con consapevolezza e protezione.
