Verso metà ottobre rimetti il berretto e nel giro di tre settimane cominci a trovare più capelli del solito: sulla spazzola, nel lavandino, sulla spalla del cappotto. Il collegamento si fa da solo, perché l'unica cosa cambiata è quella che hai in testa tutti i giorni. Molte persone a quel punto smettono di metterlo, e la caduta continua ancora per qualche settimana prima di rientrare. Il cappello di lana sui capelli qualcosa la fa, ma non è quella. Fa un danno più piccolo, di tipo diverso, che si vede in un punto preciso della chioma, e la sua colpa principale è di essersi trovato in testa nella stagione sbagliata.
Dove stavamo guardando
La spiegazione che circola è che il cappello non fa respirare la testa: soffoca la radice, il bulbo non prende ossigeno e il capello muore. È una spiegazione ordinata, e per questo ha attraversato generazioni. Era ragionevole crederci perché ricalca un'esperienza vera: sotto il berretto la testa suda, si sente il calore, e quella sensazione di soffocamento sembra un'informazione sul cuoio capelluto.
Il fatto che non regge è la coincidenza di calendario. Fra la fine dell'estate e l'autunno un aumento della caduta è un fenomeno noto e riportato in letteratura dermatologica, e riguarda anche chi il cappello non lo mette mai. Se il berretto fosse la causa, la caduta autunnale non dovrebbe interessare chi vive dove non serve coprirsi la testa, e dovrebbe fermarsi appena il berretto viene tolto. Non succede né l'una né l'altra cosa.
Il secondo elemento che non torna è la forma di quello che trovi. Chi guarda da vicino i capelli raccolti dopo qualche settimana di berretto trova due popolazioni diverse mescolate, e le conta come una sola.
Cosa succede davvero ai capelli sotto il cappello di lana
Il bulbo si trova sotto la pelle ed è avvolto da una rete di vasi sanguigni: riceve ossigeno e nutrimento dal sangue, non dall'aria che circola sopra il cuoio capelluto. Un tessuto appoggiato sulla testa non ha nessun modo di intervenire su quel rifornimento. È il motivo per cui il nesso non regge alla radice, in senso letterale.
Quello che il berretto fa davvero comincia in superficie. La lana è una fibra irregolare e coperta di scaglie, e ogni volta che la testa si muove queste scaglie scorrono contro la superficie del capello, che è a sua volta fatta di cellule sovrapposte. Le due superfici si agganciano. Il berretto lo tieni sei o otto ore al giorno, tutti i giorni, per quattro o cinque mesi: sono centinaia di ore di contatto in una stagione, contro i pochi secondi di una spazzolata.
Il secondo effetto è elettrostatico. Lo sfregamento fra lana o fibra sintetica e capello asciutto trasferisce cariche elettriche. I capelli si ritrovano carichi allo stesso modo, si respingono fra loro e si sollevano. Nell'aria secca degli ambienti riscaldati il fenomeno si amplifica, perché l'umidità dell'aria è quello che normalmente disperde le cariche. È il motivo per cui compare a novembre e non ad agosto.
Il terzo effetto riguarda la cute, che a differenza del fusto è viva e reagisce. Sotto un tessuto aderente, calore e umidità restano intrappolati per ore. Non è una condizione che crea problemi dal nulla, ma è una condizione che li peggiora quando già ci sono: chi ha la cute grassa la trova più unta prima, chi ha prurito o desquamazione li sente aumentare, chi non ha nessuna delle due cose in genere non nota niente.
Resta il punto più utile di tutti. L'attrito concentrato sul bordo del berretto, dove il tessuto stringe e i capelli escono, produce rottura sempre alla stessa altezza. Quei frammenti finiscono sulla spazzola e sulle spalle insieme ai capelli caduti dal ciclo naturale, e sembrano la stessa cosa. Non lo sono: un capello caduto ha alla base una piccola estremità chiara, il bulbo. Un capello spezzato è un frammento senza bulbo, più corto degli altri, e viene da un danno meccanico che nessun integratore corregge.
Quanto pesa rispetto ad altro
Come causa di caduta, il berretto pesa zero: non agisce sul follicolo, non modifica il ciclo, non tocca il bulbo. Sull'aumento che vedi in autunno il responsabile è la stagione, e la stagione avrebbe fatto lo stesso a testa scoperta.
Come causa di rottura ha un effetto reale ma modesto, e limitato a una fascia. Confrontato con una piastra passata sulla stessa ciocca, con una decolorazione o con un elastico stretto portato tutti i giorni nello stesso punto, sta molto più in basso nella scala dei danni. Confrontato con lo spazzolare i capelli da bagnati, sta ancora sotto.
Il tipo di capello cambia il peso. Sui capelli fini, decolorati o già disidratati l'effetto è più visibile, perché queste fibre trattengono meno umidità, si caricano di più e si spezzano prima. Sui ricci il problema principale non è la rottura ma il pattern schiacciato e il crespo che compare quando togli il cappello. Su capelli corti, spessi e non trattati la differenza a fine stagione è trascurabile.
In una settimana non si vede niente. Su una stagione intera, chi ha capelli lunghi e fini vede una fascia di capelli più corti all'altezza in cui il bordo appoggiava.
La prova da fare stasera
Raccogli i capelli che trovi sulla spazzola stasera e mettili su un foglio chiaro, sotto una luce diretta. Guarda l'estremità di ognuno. Se trovi una piccola parte chiara e leggermente ingrossata, quel capello è caduto per il suo ciclo e il berretto non c'entra. Se l'estremità è netta e uguale al resto del capello, e la lunghezza è molto inferiore a quella della tua chioma, è un capello spezzato.
La seconda parte è ancora più semplice. Metti il berretto come lo porti di solito, guardati allo specchio e osserva a che altezza cade il bordo sulla nuca e sulle tempie. Poi solleva le lunghezze in quei punti e cerca capelli corti che spuntano tutti alla stessa altezza.
Se trovi soprattutto capelli con il bulbo e nessuna fascia corta, quello che stai vivendo è caduta stagionale e togliere il cappello non cambierà niente. Se trovi frammenti senza bulbo e una fascia riconoscibile, il berretto sta contribuendo, ma alla rottura. Per vedere una differenza dopo aver corretto il modo di indossarlo servono almeno due mesi, perché i capelli spezzati non si riparano e devono essere sostituiti dalla ricrescita.
Cosa cambiare, in ordine di resa
- Mettilo solo a capelli asciutti. Il capello bagnato è nella sua fase più fragile, e chiuderlo sotto la lana significa sommare attrito e fragilità per tutte le ore in cui resti fuori. È il gesto che rende di più e non costa niente.
- Toglilo appena entri in un luogo chiuso. Riduce le ore di contatto e interrompe il ristagno di calore e umidità sulla cute, che è la parte che pesa su chi ha capelli grassi, prurito o desquamazione. La differenza sulla freschezza delle radici si nota nel giro di pochi giorni.
- Cambia il punto in cui appoggia il bordo, alzandolo o abbassandolo di qualche centimetro rispetto a come lo porti sempre. La rottura nasce dalla ripetizione nello stesso punto, e spostare la fascia distribuisce l'attrito invece di concentrarlo. Vale anche per i capelli raccolti: se sotto il cappello hai sempre lo stesso elastico nella stessa posizione, sposta anche quello.
- Lava il berretto durante la stagione, non solo quando la riponi. Sebo, sudore e residui di prodotti restano nel tessuto e tornano a contatto con l'attaccatura ogni giorno. Chi ha la cute grassa lo nota più degli altri.
- Se compri, guarda la fodera e non la fibra esterna. Un berretto foderato con un tessuto liscio nella fascia che tocca i capelli riduce attrito ed elettrostatica, ed è la sola caratteristica che conta per la chioma. Rispetto alle voci precedenti incide meno, e non risolve niente se il berretto lo metti sui capelli umidi.
- Sappi dove finisce il discorso. Nessuna di queste correzioni agisce sulla caduta. Se la perdita continua oltre qualche settimana, se la riga si allarga, se si dirada una zona sola o se il cuoio capelluto resta arrossato e pruriginoso anche senza cappello, è il momento di farlo vedere a un dermatologo.
La caduta arrivata insieme al primo berretto continua anche se il berretto lo lasci a casa, e finisce da sola più o meno quando sarebbe finita comunque. Quello che il cappello lascia davvero sui capelli non si conta nel lavandino: si misura sulla nuca, all'altezza del bordo, e si vede solo se lo si va a cercare.
