Nessuno dice che le squame del capello si sollevano ogni volta che lo bagni, e si richiudono ogni volta che si asciuga. Non è un danno: è il funzionamento normale della fibra, e succede anche con la sola acqua. Il danno comincia quando le squame si sollevano e non tornano giù, e questo ha quattro cause, in un ordine preciso. Questo articolo dice quali sono, quanto dura l'effetto di ciascuna, se è reversibile e come si riconoscono le squame sollevate con le dita.

Le dita che si fermano a metà ciocca

Te ne accorgi passando le dita lungo una ciocca dalla radice verso la punta: da un certo punto in giù scorrono meno, e se le passi al contrario, dalla punta verso la radice, sentono un attrito, come una carta vetrata finissima. Vicino alla radice, dove il capello è nuovo, non succede.

Non c'è un dato su quante persone lo notano, ma il tratto interessato è quasi sempre lo stesso: la metà inferiore dei capelli lunghi, quella che ha passato più lavaggi, più spazzolate e più calore.

Le tegole di un tetto che si alzano e si abbassano

La cuticola è lo strato esterno del capello, fatto di cellule piatte e sovrapposte come le tegole di un tetto, cinque o dieci strati, con il bordo libero rivolto verso la punta. Servono a proteggere la corteccia, la parte interna fatta di cheratina, e a far scorrere il capello. Finché le tegole sono appoggiate, la superficie è liscia e riflette la luce in una direzione sola: è la lucentezza. Quando si sollevano, la luce si disperde e la superficie si aggancia a tutto quello che tocca.

La prima causa è l'acqua. Il capello assorbe acqua e la corteccia si gonfia: il diametro aumenta fino a circa il 15 per cento in acqua, secondo le misure riportate nel trattato di Clarence Robbins sulla chimica e fisica del capello. La corteccia gonfia spinge da sotto e le tegole si alzano per fare posto. È l'effetto più comune e il più innocuo: dura finché il capello è bagnato, e con l'asciugatura le squame tornano giù. È reversibile ogni volta.

La seconda causa è l'attrito, ed è la prima che lascia il segno. Spazzolare, strofinare con l'asciugamano, dormire sul cotone, legare e slegare: ogni passaggio contro una superficie ruvida agguanta il bordo libero di una tegola e lo piega all'indietro. Sui capelli bagnati, con le squame già sollevate dall'acqua, lo stesso gesto le strappa. Una squama piegata non torna in posizione da sola, e una strappata non ricresce: la cuticola non si ripara, perché è materiale morto. L'effetto è permanente e si accumula.

La terza causa sono i prodotti alcalini. Il capello sta bene fra pH 4,5 e 5,5, cioè leggermente acido, e a quel pH le squame stanno chiuse. Un prodotto con pH sopra 7, come le tinte permanenti, le decolorazioni, molte permanenti e alcuni saponi, apre le squame apposta, per far entrare i pigmenti o gli agenti che cambiano la forma. L'apertura dura finché il pH resta alto; con un risciacquo acido le squame si richiudono in parte, ma ogni trattamento alcalino ne lascia una quota sollevata per sempre, e sui capelli trattati più volte la cuticola diventa più sottile.

La quarta causa è il calore. Sopra i 180 gradi, che è la temperatura di molte piastre e del getto del phon a pochi centimetri, l'acqua residua dentro la fibra diventa vapore di colpo e cerca una via d'uscita: solleva le tegole dall'interno e a volte le spacca, lasciando piccole bolle nella corteccia. È il danno meno reversibile di tutti.

Proteggere le squame quando sono su

Il gesto che cambia di più è non fare attrito sui capelli bagnati. Le squame sono su, e quello è il momento in cui una spazzola le strappa. Tamponare con l'asciugamano invece di strofinare, pettinare con un pettine a denti larghi partendo dalle punte, e aspettare che i capelli siano quasi asciutti prima di spazzolare.

Il secondo gesto è chiudere le squame dopo ogni lavaggio: un balsamo, che ha pH acido e carica positiva e si appoggia sulla cuticola come una pellicola, e l'ultimo passaggio del phon con aria fresca, che fissa le tegole in posizione. Il terzo è tenere la piastra sotto i 180 gradi, sui capelli asciutti del tutto, e non passarla due volte sullo stesso punto.

Quello che non serve è cercare di richiudere le squame strappate: non c'è niente da richiudere. Su quel tratto si può solo levigare la superficie con un prodotto che la riveste, o tagliarlo. Se le squame sollevate arrivano fino alla radice, sui capelli nuovi, non è consumo: quello è un altro discorso.

Le squame che si sigillano e la cheratina che ricostruisce

Si legge spesso che un trattamento sigilla la cuticola. Un trattamento la copre: mette una pellicola sopra le tegole sollevate, che al tatto sembrano lisce finché la pellicola dura, cioè qualche lavaggio. Le tegole sotto sono dove erano.

Si legge che la cheratina applicata ricostruisce il capello. La cheratina del capello è fatta nel follicolo una volta per tutte; quella nei prodotti si deposita sopra e se ne va con lo shampoo. Non entra nella struttura.

Si legge che i capelli ricci hanno le squame più aperte per natura. Le hanno più esposte, perché la fibra curva alza il bordo delle tegole a ogni curva, e per questo si consumano prima con lo stesso attrito.

Dalla punta alla radice, con due dita

La cosa da portare via è la prova: prendi una ciocca asciutta, tienila alla radice e passa due dita dalla punta verso l'alto. Dove le dita scorrono, le squame sono chiuse. Dove si fermano, sono su, e quello è il tratto da trattare con più cura o da tagliare.

La credenza grossa è che le squame si aprano per il freddo o per l'aria. Viene dall'idea del capello come una pianta che si chiude e si apre. Il capello non decide niente: le squame si alzano perché qualcosa le spinge da sotto, l'acqua o il vapore, o le tira da sopra, l'attrito o la chimica. Tolte quelle quattro cose, restano giù.