È uno dei momenti più frustranti di una schiaritura: si risciacqua, si asciuga, e invece del biondo che ci si aspettava compare una tonalità calda, ramata, che tende decisamente all'arancione. La reazione immediata è pensare che il prodotto abbia sbagliato o che qualcosa sia andato storto nell'applicazione. Nella maggior parte dei casi non è così: quell'arancione era già lì, sotto, prima ancora di cominciare.
L'arancione non arriva, riemerge
Il colore di un capello dipende dalla melanina contenuta nella corteccia, e la melanina non è una sostanza sola. Convivono due tipi di pigmento: uno scuro, responsabile dei toni bruni e neri, e uno più chiaro, responsabile dei toni rossi e gialli. Nei capelli scuri il primo è talmente abbondante da coprire completamente il secondo.
La decolorazione agisce smontando progressivamente questi pigmenti, ma non lo fa in modo uniforme: il pigmento scuro si degrada prima, quello rosso-giallo resiste molto più a lungo. Il capello attraversa quindi una sequenza obbligata di sfumature — dal bruno al rosso, dal rosso all'arancione, dall'arancione al giallo, dal giallo al giallo pallido — e ogni passaggio richiede che il precedente sia stato completato.
Fermarsi all'arancione significa una cosa sola: la schiaritura si è interrotta prima di aver rimosso abbastanza pigmento rosso. Non c'è stato un errore di colore, c'è stato un arrivo a metà strada.
Perché sulle basi scure è più marcato
Su una base castano scuro o nera la quantità di pigmento rosso-giallo presente è molto maggiore che su una base castano chiaro. Il percorso da compiere è quindi più lungo, e la fase arancione è più intensa e più difficile da superare.
A questo si aggiunge un vincolo pratico che riguarda la fibra: la decolorazione è un processo aggressivo, e proseguire oltre un certo punto in una sola volta comporta un livello di danno strutturale che non è recuperabile. Chi lavora su basi molto scure si trova quindi davanti a un conflitto reale fra il grado di schiaritura desiderato e la tenuta del capello, e l'arancione è spesso il punto in cui quel conflitto si manifesta.
Tonalizzare o ricolorare: due cose diverse
Sono le due strade percorribili, e la differenza fra loro è sostanziale.
Il tonalizzante lavora per contrasto cromatico: deposita pigmenti nella tonalità opposta a quella indesiderata — nel caso dell'arancione, pigmenti bluastri — in modo che le due si neutralizzino a vicenda. È un intervento superficiale, che non modifica il pigmento sottostante ma lo maschera otticamente. Funziona bene quando il fondo è già abbastanza chiaro; su un arancione intenso non ha abbastanza forza, perché la quantità di pigmento da neutralizzare è superiore a quella che un deposito può compensare.
La ricolorazione segue una logica opposta: invece di correggere il fondo, lo copre applicando un colore che si sovrappone. È la strada che si sceglie quando il fondo non è schiaribile ulteriormente senza compromettere la fibra, e comporta rinunciare al biondo per il momento.
Che cosa aspettarsi
Vale la pena essere chiari su un punto: nessuna delle due strade riporta il capello alla condizione precedente alla decolorazione. Il pigmento rimosso non torna, e la struttura sollecitata dal processo resta sollecitata.
Il percorso verso una tonalità più fredda, quando la base di partenza è scura, si costruisce in più fasi distanziate nel tempo, con la fibra che deve essere valutata prima di ogni nuovo passaggio. È una decisione che ha senso prendere insieme a chi può osservare direttamente lo stato del capello, perché il margine disponibile cambia da testa a testa e non si stabilisce a distanza.
Chi vuole capire come si mantiene un biondo già ottenuto trova indicazioni in come mantenerlo senza ingiallire, mentre le conseguenze del processo sulla fibra sono affrontate in capelli decolorati e danno da decolorazione.
