Che i capelli cadano di più in autunno lo sapevano già le donne del Cinquecento. Caterina Sforza, signora di Forlì, raccolse nei suoi Experimenti, scritti fra il 1490 e il 1509, decine di ricette per fermare la caduta con salvia, mirto e ortica, e le nonne le hanno ripetute fino a ieri. La ricerca moderna ha dato un nome al fenomeno e una data. Caduta autunnale: è la parola che torna ogni settembre, quando la spazzola si riempie e lo scarico della doccia si tappa. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che è colpa del sole dell'estate, che ha bruciato i bulbi. Il secondo dice che i capelli che cadono adesso non ricrescono. Il terzo dice che basta un integratore, comprato a settembre, per fermarla. Tutti e tre hanno una ragione, e l'articolo la trova prima di correggerli.
Caduta autunnale: che cosa vuol dire davvero
Ogni capello ha un ciclo. Cresce per anni, si ferma per qualche settimana, riposa per circa tre mesi e cade, spinto dal capello nuovo che nasce sotto. Il capello che cade non muore in quel momento: è morto tre mesi prima, quando è entrato nel riposo. Caduta autunnale vuol dire che tanti capelli sono entrati nel riposo insieme, a luglio, e cadono insieme a ottobre. Il sole di luglio non ha bruciato niente. Ha dato il segnale, come lo dà a molti animali che cambiano il pelo prima dell'inverno.
Chi lo capisce male fa tre cose. Lava i capelli meno spesso, per non vederli cadere, e ottiene una cute unta e la stessa quantità di capelli nella spazzola, solo tutti insieme il giorno dello shampoo. Compra uno shampoo anticaduta a settembre e lo giudica dopo due settimane, quando la caduta è al massimo per conto suo, e lo cambia. Oppure vede la coda più sottile e decide che sta perdendo i capelli per sempre, e passa l'autunno a contare. Caduta autunnale è un'ondata che ha un inizio, un picco e una fine, e i capelli che cadono hanno già sotto quello che li sostituisce. La coda torna piena in primavera, e chi non lo sa passa sei mesi con la paura.
Le applicazioni che analizzano la cute dalla foto
Oggi ci sono programmi per il telefono che promettono di misurare la caduta. Quelli che fotografano la cute con la fotocamera ingrandita fanno vedere i bulbi e i capelli fini, e questo aiuta a guardare una cosa che da sole non si vede. Quelli che chiedono di contare i capelli caduti per una settimana e fanno un grafico sono utili per una ragione semplice: costringono a contare invece che a stimare, e la stima è quasi sempre più alta del conto. Quelli che dicono quale prodotto comprare sbagliano di più, perché rispondono con un prodotto a un fenomeno che passa da solo.
Caduta autunnale non si vede in una foto della cute. La foto mostra i capelli che ci sono, non quelli che sono entrati nel riposo tre mesi fa e stanno per cadere. Un'applicazione che a fine settembre mostra una cute fitta e a fine ottobre una cute più rada non ha scoperto un problema: ha fotografato l'ondata a metà. Per sapere quando comincia e quanto dura, c'è già un articolo sulla caduta stagionale dei capelli. Caduta autunnale si misura con un calendario, non con una fotocamera.
Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca
In molte zone d'Italia le nonne dicevano di tagliare i capelli a settembre con la luna calante, per fermare la caduta. Il taglio non tocca il bulbo, e la luna nemmeno, ma le punte tagliate a fine estate sono meno spezzate e la coda sembra più piena: la tradizione ha una ragione, solo non quella che dice. In Sicilia e in Calabria si usava il risciacquo con l'acqua di ortica bollita, e l'ortica in effetti lascia i capelli più lucidi per qualche giorno, per le sostanze che deposita sulla superficie. Nel Nord si consigliava di non lavare i capelli mentre cadevano: e qui la tradizione sbaglia, perché il lavaggio toglie solo i capelli già staccati.
La ricerca ha dato i numeri. Uno studio dell'ospedale universitario di Zurigo, pubblicato nel 2009 su Dermatology da Kunz, Seifert e Trüeb, ha seguito per sei anni ottocentoventitré donne senza problemi di capelli e ha trovato che la quota di capelli in riposo è più alta a luglio, con un secondo picco più piccolo in primavera. Circa cento giorni dopo il picco di luglio i capelli cadono, cioè fra ottobre e novembre. Caduta autunnale, per la ricerca, è un fatto misurato su donne sane e dura fino a inizio inverno. L'American Academy of Dermatology indica fra cinquanta e cento capelli al giorno la perdita normale, e in autunno si può arrivare sopra senza che sia un problema. Tradizione e ricerca si danno ragione sul fatto che succede e sul mese, e si danno torto sul lavaggio e sulla luna. Caduta autunnale non si ferma: si accompagna.
Caduta autunnale: che cosa fare, un passo alla volta
Caduta autunnale non si ferma, ma ci sono gesti che rendono l'ondata più corta da vivere e i capelli nuovi più forti.
- Conta i capelli sulla federa e nella spazzola per una settimana, invece di stimarli. Sotto i cento al giorno, in ottobre, è normale.
- Lava i capelli come sempre, ogni due o tre giorni. I capelli che escono con lo shampoo erano già staccati.
- Pettina dalle punte verso l'alto, con un pettine a denti larghi, sui capelli asciutti o con il balsamo sopra. Il capello che si spezza per la spazzola non è caduta.
- Mangia come si mangia in autunno, con legumi, uova, pesce e verdure: i capelli nuovi si fabbricano con quello che arriva dal sangue, e si vedono fra tre mesi.
- Non cambiare shampoo ogni due settimane per vedere quale ferma la caduta. Nessuno la ferma, e il cambio confonde.
- Rimanda tinte, decolorazioni e permanenti a novembre, quando l'ondata cala e la cute è più tranquilla.
- Segna sul calendario la settimana in cui la caduta è al massimo. L'anno dopo saprai quando aspettarla.
Caduta autunnale dura da sei a otto settimane, con il picco fra ottobre e novembre, e a dicembre la spazzola torna quella di prima. Se a gennaio i capelli cadono ancora a ciocche, o se la cute mostra zone rade, quello non è più il cambio di stagione e vale una visita dal dermatologo.
Lo stesso metodo vale anche per gli altri cambi di stagione
Il calendario e il conto valgono anche per la piccola ondata di primavera, che lo studio di Zurigo ha trovato più bassa ma reale, fra marzo e aprile. Valgono per chi ha i capelli lunghi, che sembrano cadere di più solo perché ogni capello caduto è più visibile e più pesante nello scarico. Valgono per chi ha partorito, perché la caduta dopo il parto segue lo stesso ritmo dei cento giorni, con la stessa fine. E il gesto di contare invece di stimare vale per ogni cambio di shampoo, di dieta, di piega: una settimana di conteggio prima e una dopo dice se è cambiato qualcosa, e l'impressione da sola non lo dice mai. Caduta autunnale insegna a leggere i capelli con tre mesi di ritardo, che è il ritardo con cui i capelli raccontano tutto.
Le donne del Cinquecento la conoscevano e le nonne la aspettavano ogni settembre. I tre luoghi comuni finiscono così: il sole di luglio non ha bruciato i bulbi ma ha dato il segnale, i capelli che cadono hanno già il ricambio sotto, e l'integratore di settembre arriva a cose fatte. Le applicazioni fotografano l'ondata a metà e non la vedono arrivare. Le nonne avevano ragione sul mese e torto sul lavaggio, e la ricerca di Zurigo ha misurato il picco di luglio e i cento giorni. I passi sono sette: contare, lavare, pettinare dalle punte, mangiare, non cambiare shampoo, rimandare le tinte, segnare il calendario. Caduta autunnale è un'ondata con una data, e chi la conosce non la teme.
